oh, Bill.

Che sfiga, eh, grande Bill?
Inizi a strimpellare la chitarra a 25 anni, scrivi le prime cose a 30, quando è già tardi, quando sono già arrivati tutti e sono più famosi di te, quando il blues è quasi patrimonio nazionale e c’è Robert Johnson che impazza e si ubriaca al posto tuo. Non sei esattamente un fenomeno, grande Bill, non ti è mai uscito niente di memorabile.
Allora pensi bene di fare qualcosa che si vede poco in giro: metti su una band. Basso, batteria, armonica, fiati, chitarra. È una bella idea, pensi. Solo che a nessuno frega niente, loro vogliono la disperazione dell’uomo nero e solitario, non una festa delle emozioni con tanta gente sul palco. Vogliono vedere il bluesman prostrato, disadattato, sfigurato dagli eccessi, oppure cieco. E invece niente, grande Bill, sei anche una brava persona, e poi ci vedi benissimo.
Allora pensi bene di fare qualcosa che si vede poco in giro: attacchi la chitarra all’elettricità. È una bella idea, pensi. Ma a chi interessa uno che suona elettrico? Loro vogliono la campagna, il sole, le canzoni che parlano di donne che ti maltrattano perché quelle donne in realtà sono il padrone, il padrone che non puoi nominare senza essere frustato. E invece niente, grande Bill, tu non ce l’hai, il padrone.
Allora pensi bene di fare qualcosa che si vede poco in giro: passi dal blues al folk-blues, qualunque cosa significhi. È una bella idea, pensi. Passi dal blues al folk-blues e fondi il Chicago Blues, che nessuno sa cosa sia, e non lo sappiamo nemmeno oggi. E invece niente, grande Bill, non ti hanno mai nemmeno fatto una cover, i tuoi colleghi, e lo sai che se c’è una cosa nel blues che ti rende grandissimo è la tua roba suonata dagli altri, altrove, mentre da sola, senza di te, diventa patrimonio popolare, un traditional.
Saranno poi tutti a dire che li avevi influenzati, colpiti, folgorati, in futuro, quando non suonerai più e il blues ritornerà una cosa grande. Diranno che avevi una gran bella voce. Poi è arrivato il millenovecentocinquantotto, ferragosto e il cancro alla gola.
Che sfiga, eh, grande Bill?
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Per noialtri che ci piace la musica del satanello, Ferragosto è l’anniversario della morte di Big Bill Broonzy. Questo pezzo ci è stato gentilmente concesso dall’ingegner manicardi, che quando si tratta di sfiga ne ha parecchie da raccontare, e noi, in generale, gli si vuole parecchio bene.
Poi gli piacevano i treni, al grande Bill.
(1 year ago)