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Oggi è un bel giorno, ma mica per farti andare via.

Tu che ti accendi (come) una sigaretta nel poco tempo che ci rimane, poi ci sono io che cammino in un corridoio tappezzato di tue foto, di nostre foto. Io che una ragione per tornare, figurarsi, non ce l’avevo, ma poi il plexiglass mi riflette il neon sugli occhi e piango come quando guardo il sole, come quando guardi il cielo dal buco di un tetto bucato, dove io sono il cielo e tu sei quella nella camera da letto con il tetto bucato che vorrebbe tenere fuori il cielo per dormire in pace, ma quel buco nel tetto, cazzo, piove.

Mio nonno aveva quattro regole: Se devi parlare, parla come un condannato. Se devi comandare, comanda poco. Se devi morire, uccidi i tuoi desideri. Se devi vendere qualcosa, rompila finché non diventa gratis. Io invece parlo come un eroe, mi appendo ai fili dei panni e non so più da dove vengo, e tra dieci anni mi pentirò di questa vita di meraviglie e fregature.

Non ho bisogno di mio nonno, non ho bisogno di una canzone che mi racconti quello che ho già visto da solo nel mattino insanguinato: la luce, la luce, la luce del giorno in cui i ladri finirono le canzoni da rubare.

Sai perché non c’è più niente nella mia testa? Perché il vuoto dei mesi in cui non ti sei fatta sentire è proprio un vuoto d’aria, un’apnea, anzi, no, un buco nero, certo che la tua assenza è un buco nero, e sai cosa fanno i buchi neri? Risucchiano. Come i vuoti d’aria. Si mettono vicino alle cose e le ciucciano via, come un aspirapolvere. La tua assenza non è un aspirapolvere, ma è colpa della tua assenza e della sua essenza bucata di nero che adesso nella mia testa non c’è più niente, e ho detto testa perché Cuore mi sembrava troppo sdolcinato. A saperlo prima scappavo come un cagnaccio.

Vivo in una casa che sembra un albero coi rami rotti

Da un giorno all’altro verranno a riprendersi

le mie gambe.

Non c’è niente di buono in lui. La sua paura è sacra. È tipo silenzioso, ma la sua lingua è gelosa.

Figlio mio, stammi a sentire (mio padre non ha mai fatto un discorso del genere a suo figlio): prendi questo pezzo di pane e bevi un sorso di questo vino e fa’ in modo che il sangue ti scenda dalla gola giù giù giù lungo tutta la spina dorsale, figlio mio, stammi a sentire: mio padre ha smesso di parlare con me quando io avevo più o meno la tua età, credo che farò così anch’io.

Ora è un po’ tardi per fare finta di non conoscermi, non credi?

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