uno che si tinge il pizzetto di blu

Phil Selway, il batterista dei Radiohead (c’era l’intervista sul Post l’altro giorno), ha fatto un video che sembra un po’ il video di Just, ma il video di Just era più figo, dai. Ah, e poi il video nuovo dei Uochi Toki non è uno, sono tre.

Cose che mi sono perso ieri: due canzoncini nuovi di Sufjan Stevens e Lou Reed che fa piangere Susan Boyle (già che ci siamo, pure la recensione dei dEUS dell’ingegnere si legge ben volentieri).

Un documentario da scaricare sui Flaming Lips, un altro di quei gruppi che dovrebbero piacermi se fossi un ragazzo alla moda. A proposito di ragazzi alla moda: Sebastian Bach.

Jimmy Page by Jimmy Page è il titolo, indovina un po’, dell’autobiografia di Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin. Copertina di pelle rivestita di seta tantissime foto tutte copie autografate costa un fracco di soldi.

El Guincho non so chi sia, però quelli che spiegano le canzoni traccia per traccia mi stanno simpatici a prescindere.

No, non ve lo dico da dove ho preso le fighine crocifisse. In compenso adesso incollo una cosa che ho scritto su Mike Portnoy, che tanto l’avevo già scritta e non mi va di metterla di là. Ci vediamo a Mantova.

Cacciato a vite

Stiamo comunque parlando di un quarantenne ex alcolizzato che per andare a lavorare si mette la canotta di una squadra di basket e si tinge il pizzetto di blu, voglio dire, mio nonno in fabbrica se la sudava uguale e si divertiva molto meno, però, insomma, c’è questa piccola tragedia di Mike Portnoy che ha lasciato i Dream Theater, qualcosa dovremo pur dire.

I Dream Theater fanno progressive metal e non hanno nessun problema con questa etichetta: certo, mettiamo insieme i tecnicismi e il respiro lungo dei gruppi prog anni Settanta con la carogna dei chitarroni, questo è quello che facciamo, progressive + metal, progressive metal, il crossover più brutto che si potesse inventare dopo, appunto, il crossover-in-senso-stretto, che sarebbe rap + metal. Di solito i gruppi hanno sempre una certa reticenza nei confronti delle etichette, però i Dream Theater si sono sempre fatti etichettare volentieri, progressive metal, certo, tecnicisimi e carogna, che problema c’è.

Se è buona la pizza, se è buona la Nutella, non è detto che spalmare la Nutella sulla pizza sia una scelta intelligente, però i gusti son gusti, io non ti giudico se ti piace il progressive metal, figurarsi, nemmeno se ti piace il jazz rock, che sarebbe poi la fusion, un nome più elegante per dire crossover, i tecnicismi e il respiro lungo del jazz mescolato al basso che pompa dei gruppi rock, cioè praticamente i Weather Report, le previsioni del tempo, noiose come le previsioni del tempo che tanto non ci prendono mai, io non ti giudico nemmeno se ti piacciono i Weather Report, secondo me il jazz rock e il progressive metal e il crossover è tutta musica senz’anima, brutta senz’anima, buona se hai sedici anni, poi basta, dai.

La tecnica, i musicisti-bravi-a-suonare, sono impersonali per definizione: Mike Portnoy è un polipo con otto braccia che sa tenere le terzine con una mano e le quartine con l’altra e le quintine con il piede della cassa e le sestine con il piede del charleston, è andato a studiare alla Berklee che è tipo l’Università dei Musicisti Tecniconi, e infatti i Dream Theater erano tutti studenti della Berklee, poi si sono diplomati e hanno iniziato a fare i tour in giro per il mondo a stupire milioni di giapponesi-tutti-maschi in delirio.

La tecnica è impersonale perché se si rompe un cacciavite puoi comprare un altro cacciavite che fa le stesse cose identiche del cacciavite di prima, magari Mike Portnoy non è un cacciavite, piuttosto è un trapano multifunzione di ultima generazione, ma i trapani si ricomprano, quando si rompono, e se Mike Portnoy dopo 25 anni si è rotto di suonare la batteria nei Dream Theater è comprensibile che i Dream Theater accusino il colpo, ma poi dicano, serenamente: Mike, è stato bello, ci dispiace se non ce la fai più, adesso prendiamo 25 anni di spartiti con i tuoi tempi dispari e li mettiamo su internet e vogliamo scommettere che c’è la fila di smanettoni che sanno suonare tutte le tue parti uguali precise identiche a come le suonavi tu? In fondo la gente va alla Berklee apposta, per imparare la tecnica, la tecnica è impersonale, se non sei tu sarà un altro.

Eh, ma Mike Portnoy era i Dream Theater, uno dei pochi casi in cui il batterista è il simbolo del gruppo, molto più del cantante o del chitarrista, Mike Portnoy scriveva un sacco di pezzi e ci metteva dentro tutta la sua redenzione di ex alcolista che si è salvato grazie alla musica (yawn), perché non voleva fare la fine di quel batterista morto soffocato nel vomito, o quell’altro che si è infilato in macchina in piscina, no, Mike Portnoy si è ripulito e ha scritto una suite in dodici parti come dodici sono i passi per uscire dal tunnel dell’alcool, che suonare la batteria sbronzi non è mai stato troppo facile.

Infatti la cosa più bella che ha fatto nella sua vita Mike Portnoy sono stati gli Yellow Matter Custard, cover band dei Beatles che ha suonato due volte in tutto e insomma, per il Batterista Più Tecnico Del Mondo fare la parte di Ringo Starr è un bagno di umiltà non indifferente, infatti con una mano teneva il quattro sul charleston e con l’altra si stappava un birrino e si divertiva tantissimo.

Ciao ciao, Mike Portnoy, trovati un gruppo in cui la tecnica non è tutto, se puoi.

()