"Quindi non era finto soltanto il documentario: era finta la pazzia di Phoenix, il suo sbroccare da Letterman, tutto”.
Ciao, sono Orson Welles.

"Quindi non era finto soltanto il documentario: era finta la pazzia di Phoenix, il suo sbroccare da Letterman, tutto”.

Ciao, sono Orson Welles.

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tostoini, per dire, ha fatto il solito disegnino bellissimo per il libro sulla sfiga.
dentro c’è anche quella scrittrice che ti piace tanto, o che sei tu.

tostoini, per dire, ha fatto il solito disegnino bellissimo per il libro sulla sfiga.

dentro c’è anche quella scrittrice che ti piace tanto, o che sei tu.

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[comunicazione di servizio] siamo quasi chiusi

Tra un po’, tipo fine mese, questo sito lo chiudo e trasferisco tutto di là.

Quindi:

1. che noia le comunicazioni di servizio

2. se sei un tumblero che segue comenonletto, puoi diventare un tumblero che segue il punto non c’è, se non lo sei già, tanto siamo sempre noialtri.

3. poi il punto non c’è (che ora è un tumblr usato come se fosse un sito ma in realtà è un blog) diventerà un blog usato come un tumblr che in realtà sarà un sito, ma poi ne riparliamo, intanto puoi abbonarti al feed, per dire.

e insomma le robine corte con le segnalazioni dei link musicali e tutte le frasine che fanno bello tumblr le metterò di là, magari le taggo come non letto, così, ad memoriam di ‘staceppam, e pure i disarticoli che stavano un po’ qua e un po’ li metterò tutti , continuo a taggarli disarticoli, e sticazzicoli, e tutte le cose di Finzioni e dei concerti col Collettivo e la banda e i reading, tutto di là, piano piano.

non perdiamoci di vista, eh.

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il coro dell’Antoniona

Ciao, alcune cose a cui sto pensando ultimamente: i cerchi di luce, il Polo Nord, le streghe, i mammiferi, Samoa, la schiavitù della dipendenza, la virulenza del capitalismo, il potere delle donne, le famiglie con i figli trans, il Protocollo sul Clima delle Nazioni Unite, l’istinto animale e una nuova alleanza globale, le foreste, l’ossigeno, il carbone, le religioni e le gerarchie patriarcali che preferirebbero l’Apocalisse piuttosto che ammettere che secoli di dominazione maschile ci hanno distrutto. Una rivoluzione femminista potrebbe salvare il mondo.

La prima canzone sembra Fiorello che fa l’imitazione di Cocciante, o l’Antonia che fa l’imitazione di se stessa, ed è molto facile che scoraggi i non adepti: per un minuto non fa che ripetere everything is new, è tutto nuovo, e mugolare con il pianofortino e l’arpetta, poi arrivano i violini a vento e l’Antonia impazzisce, abortisce le parole e mugola e basta, e la canzone sfuma, come si dice, senza soluzione di continuità, nel pezzo successivo.

Le prime quattro parole che si capiscono della seconda canzone sono: madre, morire, oceano, piangere. Ci sono queste due chitarre acustiche suonate benissimo con tantissimo plettro, sembra un po’ Sting, non è un complimento, però c’è un bordoncino di violini tremolanti che alla fine rimangono soli soletti nell’oceano balena.

Il terzo pezzo per trenta secondi sembra carico, poi si siede. La terza canzone è la prima che ti fa andare a controllare la posta perché non succede nient’altro. Non mi ha scritto nessuno.

Oh, un organetto. Un contrabbasso con la grattugia. Uno straccio di batteria. Dei fiati. Delle mani flamenche. La quarta canzone è allegra, a suo modo, e l’Antoniona allegrona sembra Lucio Dalla.

La quinta canzone è uno strumentale di trentacinque secondi che si intitola Violetta.

La sesta canzone inizia al contrario, nel senso proprio dei nastri mandati all’indietro (toh, i Beatles). Poi, no, davvero, Swanlights spacca, luci di cigno, lucignoli, c’è questo chitarrone processato che ti porta a spasso per sei minuti di delirio e certo che non è musica da sottofondo, le ragazze stanno male, però luci di cigni sta lì apposta per ricordarti, dopo quattro canzoni e mezzo, il motivo per cui l’Antonia a suo tempo fece impazzire Lou Reed.

La settima canzone inizia, indovina un po’, con un pianoforte. I dischi in cui il cantante suona il pianoforte e non si sente lo scricchiolìo dello sgabello sotto al culo sono dischi registrati troppo bene, dove “troppo bene” è un difetto. Poi niente, arrivano i violini e ti aspetti il solito crescendo che in effetti arriva, ma poco, un crescendino, poi basta.

L’ottima canzone è poi il singolo che dava il titolo all’EP con il torso nudo uscito un paio di mesi fa, si chiama Thank You For Your Love, grazie per il tuo amore e non c’entra un tubo con il resto di questo disco, che si chiama Swanlights e finora luci di cigno è l’unica canzone sensata, e in effetti non c’entra un tubo con il resto del disco, ma mancano ancora tre pezzi, magari si ripiglia, mentre l’Antonia canta thank you thank you thank you sopra le trombette (toh, i Beatles).

La nona canzone all’inizio sembra Mozart, poi arriva Björk, nel senso proprio della cantante Björk ospite in questo disco, pensa te, non lo sapevo. Fanno tutta una roba a due voci che ogni tanto diventano quattro, voci e pianoforte, lento e veloce, lento e veloce, sembrano le prove di un musical, però Björk spacca, dai, un disco tutto sommato noiosissimo in cui verso la fine spunta Björk sembra un po’ quei film tutto sommato noiosissimi in cui verso la fine spunta, boh, Björk. Ah, questa canzone si chiama Fletta. Non avele fletta. Ah, ah.

Sale Argento Ossigeno è il titolo della decima canzone, che ha i violini pizzicati e i flautini e un’idea di xylofono sottile lassù in cima, poi a metà arrivano le corde grosse degli archi dell’orchestra e la voce di Antony è sempre la solita degli ultimi cinque anni, non è che ti sbagli. Archi, pianoforte, sale, scende, finita.

L’ultima canzone dura sette minuti e venti secondi e si chiama La Fattoria di Cristina, questo disco si chiama Swanlights, l’avevo già detto, è il nuovo di Antony & The Johsons ed esce tra un mese, non mi sembra che ci siano date italiane di Antony & The Johnsons, per fortuna. Quest’ultima canzone ripete in continuazione everything is new, è tutto nuovo, come la prima, ma non è mica vero.

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